Leadership nell’era dell’AI? quando le persone arrivano ai meeting con ChatGPT già consultato e le alternative già strutturate

L'altro giorno, durante una riunione di lavoro, mi sono trovata davanti a una dinamica che mi ha fatto fermare un attimo.

Tutti arrivavano preparati. Non nel senso tradizionale.
Arrivavano con ChatGPT già consultato, con ipotesi già esplorate, alternative già strutturate, sintesi già pronte.

In quel momento è stato chiaro che non era solo una questione di strumento.
Stava prendendo forma un fenomeno nuovo.

Per chi, come me, lavora da anni sullo sviluppo manageriale e dei team, quella scena apre una riflessione importante: il ruolo della leadership si sta rivoluzionando, molto più in profondità di quanto stiamo dicendo. Vedo emergere una domanda nuova, ancora poco nominata:

che cosa ci si aspetta davvero dalla leadership, quando le persone arrivano ai meeting con le risposte già accessibili?

Quando le opzioni sono già sul tavolo, le alternative già strutturate, le analisi già fatte, il leader non è più quello che "porta la risposta".
E non è nemmeno solo quello che motiva, allinea o accelera.

Sta cambiando il patto implicito tra persone e leadership.

I modelli storici erano chiari:
il leader decide e indirizza, oppure ispira e sostiene l'energia.
Oggi questo non basta più.

Perché il lavoro non chiede solo esecuzione, né solo coinvolgimento.
Chiede orientamento cognitivo: aiutare le persone a capire che cosa conta davvero, cosa è secondario, dove serve ancora pensiero umano e dove no.

Nei contesti che osservo, le persone non arrivano "vuote".
Arrivano piene: di input, di opzioni, di analisi generate dall'AI.
Quello che manca non è informazione.
È un criterio, una direzione, un punto di tenuta.

Il pericolo non è la mancanza di risposte.
È accettarle tutte, troppo in fretta.

Qui cambia la leadership.

Non è più chiamata a produrre risposte, spingere sull'urgenza, tenere alta la motivazione a prescindere.
Il rischio, se continua a farlo, è saturare il sistema decisionale invece di guidarlo.

Molti leader oggi continuano a muoversi come se il pensiero umano fosse ancora il collo di bottiglia.
Per anni è stato vero: il pensiero umano era lento, costoso, limitato.
Il leader serviva a far pensare di più, a decidere più in fretta.

Oggi il collo di bottiglia è un altro.
È la capacità di discernere: non delegare troppo presto, non chiudere decisioni solo perché sono pronte, non trasformare la potenza dell'AI in sovraccarico mentale.

Ed è qui che management e leadership devono iniziare a farsi le domande giuste:
che cosa si aspettano davvero le persone da me in una riunione, oggi?
che tipo di presenza serve, quando le risposte sono già accessibili?
qual è il mio ruolo nel proteggere la qualità del pensiero, non solo la velocità delle decisioni?

A questo punto il tema smette di essere tecnologico.
Diventa chiaramente umano.

Ed è qui che la riflessione sulla leadership incontra il lavoro sulla mente: capire come funziona il pensiero umano sotto velocità, sotto carico, dentro sistemi potenziati.
E allora il lavoro del Creative Mental Health Lab, nato per l'osservazione della mente creativa al lavoro, potrebbe  oggi offrire anche insight rilevanti anche in modo trasversale: perché ciò che sta cambiando non riguarda solo la creatività, ma il funzionamento del pensiero umano nel lavoro contemporaneo, in qualunque ruolo la complessità, la decisione e l'AI siano ormai parte del contesto.

Fouzia Draoua

Director@Resilience Room Lab